Trebeschi Giada - Il vampiro di Venezia - La Via Gardigena

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Recensioni libri > Romanzi
Recensione di J.A. Baldwin
IL VAMPIRO DI VENEZIA
di Giada Trebeschi
Editore Oakmond Publishing

Nel Lazzaretto Nuovo, a Venezia, fu rinvenuto lo scheletro di una donna che aveva un mattone in bocca a bloccarle la mascella, quindi la masticazione questo fatto diede il via a tutta una serie di fantasie tra la gente.
Infatti nel XVI° SECOLO tra le tante superstizioni che vagavano da orecchio a orecchio e che occupavano la mente della popolazione, vi era quella dei Nachzehrer, cioè dei masticatori di sudario. Quelli che, masticando il sudario e cibandosi dei resti dei cadaveri, riuscivano poi a tornare sulla terra per bere il sangue dei vivi.
Di questo particolare vampiro se ne sente parlare per la prima volta in Polonia a partire dal XII secolo.
La superstizione a quei tempi attecchiva facilmente tra le popolazioni europee, soprattutto quando nei paesi o nelle città era invase dall’orrore della peste nera.
Sembrava che Venezia, città ricca ed evoluta, avesse cittadini con una mentalità più aperta, perché popolata da commercianti, patrizi, mercanti, bottegai che davano una grande dinamicità alla città grazie agli scambi commerciali con altre parti del mondo; invece la peste e i rimasugli della chiusura mentale del passato giovarono a scatenare anche nella Serenissima una forte paura nei confronti dei Nachzehrer.
Inoltre, la società veneziana, considerata di così larghe vedute, in realtà nascondeva tante perversioni (a Venezia avevano terreno facile) che venivano soddisfatte con dei traffici notturni mascherati dal perbenismo diurno.
È in questo contesto che avvengono crimini sanguinosi, densi di significati simbolici e fortemente legati alle credenze nei masticatori di sudari. E Orso Maria Pisani, Signore di notte di Dorsoduro, e Nane Zenon, medico botanico, ma anche alchimista interessato all’occulto, cercano di scoprire la verità nascosta dietro a una serie di crimini efferati la cui matrice sembra in bilico fra il reale e l’aldilà.
La vicenda del “Vampiro di Venezia” inizia nei giorni del Natale 1576. In un anno la morte nera ha falcidiato un terzo della popolazione della città e, come se non bastasse, la vigilia di Natale non solo avviene il primo di una serie di efferati omicidi ma sull'isola del Lazzaretto Nuovo scoprono una masticatrice di sudari, un mostro che torna dai morti cibandosi di sangue umano. Nane Zenon, un alchimista in odore di negromanzia, rende il vampiro inoffensivo eppure sono in molti a credere che gli omicidi abbiano a che fare con i masticatori e così, per volere del Doge in persona, Nane si troverà ad affiancare le indagini del Signore di notte al Criminàl Orso Pisani. Orso è però un magistrato pragmatico che non crede ai succhia sangue né alle superstizioni e risolverà il caso minando le certezze di Nane e mettendolo di fronte a una realtà ben più terrificante di qualsiasi mostro immaginario.
Sullo sfondo di questo thriller fosco e angoscioso la città dei mercanti, degli ebrei e degli arabi che non disdegnano di fare affari insieme; la Serenissima delle spie e delle cortigiane, dei segreti e degli intrighi, la meravigliosa e struggente Venezia dei ricami di pietra e degli amori impossibili.
Avevo letto del Vampiro di Venezia su una rivista di archeologia, quindi capirete la mia curiosità quando ho visto questo titolo nella lista dei thriller.
E ora, a lettura conclusa, consiglio di leggere Il vampiro di Venezia perché trascina il lettore verso l’ultima pagina mantenendolo in uno stato di tensione che si rilassa solo alla fine.
Inoltre, la storia che l’autrice ha fatto nascere attorno al periodo storico è decisamente affascinante e azzeccata.



 
Torna ai contenuti | Torna al menu